Mi parlava
come parla il sogno;
le parole fluivano
orlate di croste di ghiaccio,
prendevano vita,
si giravano, volteggiavano,
si contraevano e di nuovo si dilatavano,
sprofondavano poi
dissolvendosi
in un lento respiro,
celebrando trionfi o simulando catastrofi
in modo appena percettibile.

Uno dopo l'altro
i ponti mi risucchiavano e mi rilasciavano
al di là di una cortina di nebbia
che faceva tremare la notte
staccandone schegge minute
e i palazzi dagli alteri portali
avevano una promessa di mistero.

La gondola oscillava
nel silenzio degli arabeschi
solcato da effimeri sentieri d'argento,
il grande nulla interiore di ogni cosa,
al di sotto, non era altro che un'ombra.